>>Inflammaging, nuova prospettiva sull’invecchiamento

Inflammaging, nuova prospettiva sull'invecchiamento

Cos’è l’inflammaging?

Inflammaging è un termine che unisce le due parole inglesi inflammation (infiammazione) e aging (invecchiamento). Si riferisce alla connessione tra i processi che portano all’invecchiamento e un tipo di infiammazione cronica a bassa intensità.
Un’infiammazione cronica lieve (low grade), persistente (cronica), che non ha sintomi visibili (latente) ma che produce effetti sistemici su tutto l’organismo.

Tra gli effetti dell’infiammazione cronica c’è l’accelerazione di tutti i processi d’invecchiamento della pelle: l’inflammaging.
Il termine inflammaging è stato coniato nel 2000 da Claudio Franceschi: uno studioso dei meccanismi dell’invecchiamento presso l’Università di Bologna.
Negli anni ’90 Franceschi ha condotto una serie di ricerche sull’evoluzione dei meccanismi immunitari e lo stress su invertebrati e mammiferi (1).

Dal 2000 ad oggi, in meno di vent’anni, i numerosi studi scientifici dedicati alla teoria dell’inflammaging hanno aperto una nuova prospettiva sull’invecchiamento, mettendolo in stretta connessione con la malattia cronica (2).
Questi studi hanno inoltre dimostrato che l’inflammaging rappresenta un’ipotesi biomedica interessante per la visione moderna della medicina personalizzata (Systems Medicine) (3).

Dall’infiammazione all’inflammaging

L’infiammazione acuta rappresenta un meccanismo difensivo che l’organismo mette in atto, in modo transitorio, per contrastare situazioni di pericolo. Queste situazioni possono essere causate da agenti patogeni esterni o eventi traumatici.
Una volta superato il problema, l’infiammazione non lascia conseguenze nel nostro organismo.

Quando però, per cause diverse, lo stato infiammatorio persiste e l’infiammazione diventa cronica (per esempio in patologie cutanee come dermatite atopica e psoriasi) le conseguenze a carico dei tessuti diventano rilevanti. L’infiammazione è allora accompagnata da sintomi specifici e manifestazioni cliniche evidenti: rossore, prurito, dolore, ispessimento cutaneo.
Anche se non ha segni clinici né sintomi, l’inflammaging è un’infiammazione e può generare danni a cellule e tessuti importanti. Rappresenta quindi un fattore di rischio per molte patologie croniche.

Perché l’inflammaging si sviluppa nel nostro organismo?

L’inflammaging sembra essere un deterioramento progressivo della risposta fisiologica che il corpo mette in atto quando deve eliminare i suoi stessi “rifiuti cellulari” (5).
Quando una cellula è stressata, danneggiata o muore (per esempio in seguito a un eccesso di nutrienti, di calore, di radiazioni o per l’attacco di agenti patogeni), le molecole normalmente conservate in compartimenti isolati (organelli citoplasmatici all’interno della cellula) vengono liberate. Si attiva così una reazione difensiva.

Questo meccanismo fisiologico di difesa è presente sia nei giovani sia negli anziani e si attiva per proteggere i tessuti dai rifiuti auto-prodotti. Ma con il passare degli anni diventa patologico e si trasforma in uno stato infiammatorio cronico e persistente, l’inflammaging: un fattore di rischio significativo per la salute.
La letteratura scientifica ha, infatti, evidenziato una correlazione tra inflammaging e malattie croniche su base infiammatoria come Alzheimer, patologie cardio-vascolari, diabete di tipo II ma anche cancro (6).

Come si diffonde l’inflammaging

L’inflammaging si può propagare come un fuoco da cellula a cellula e probabilmente anche da organo a organo.
Questa diffusione è possibile grazie a classi di molecole denominate Micro RNA (MiR), che hanno un ruolo chiave nella regolazione dell’espressione genica: il processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene è convertita in una proteina. Sono coinvolte, inoltre, nella regolazione delle vie infiammatorie.

In particolare 3 di queste molecole, chiamate MiR 21, MiR 126 e MiR 146a (o inflammo-miRs), presentano una significativa attività pro-infiammatoria. Le inflammo-miRs hanno come target specifico la via dell’NFkB: un complesso proteico fondamentale nel regolare la risposta immunitaria alle infezioni.
Questa via è un’antica forma di difesa cellulare che regola i processi infiammatori causati dall’ossidazione, ma è direttamente coinvolta anche nei processi di invecchiamento (7).
I livelli plasmatici di questi MiR variano con l’età e con la presenza di patologie infiammatorie. Per questo sono studiati come possibili biomarcatori: il MiR21 in particolare è oggi considerato un importante biomarcatore dell’inflammaging (8).

Il segreto della longevità

Gli studi sui centenari coordinati dal dottor Franceschi evidenziano che chi vive più a lungo presenta alti livelli di molecole che supportano l’infiammazione cronica, ma allo stesso tempo anche di molecole che la contrastano.
Il segreto della longevità non starebbe quindi nell’assenza di infiammazione, ma nella capacità intrinseca dell’individuo di mantenere il corretto equilibrio tra inflammaging e anti-inflammaging (4).

Argomenti trattati in questi articoli:
Bibliografia:
  1. Franceschi et al. Inflammaging An evolutionary perspective on Immunosenescence Ann. N.Y. Acad. Sci. 908, 244-254, (2000).
  2. K. Kennedy et al Geroscience : Linking Aging to chronic desease Cell 159 , 6, (2014)
  3. C: Castellani Systems medicine and inflammaging Briefimgs in Bioinformatics, 1-14, (2015)
  4. Franceschi et al Inflammaging and Anti inflammaging : a systemic perspective on aging and longevity emerged from studies in humans Mechaninism of Aging and Development 128, 92-105 ( 2007)
  5. Franceschi and J. Campisi Chronic inflammation (Inflammaging) and its potential contribution to age associated deseases Journal of Gerontology A biol Sci Med Sci (2104)
  6. Xia et al An update on Inflammaging : mechanism prevention and treatment Journal of Immunolgy Research (2016 )
  7. Salminen and K. Kaarniranta NF-kB Signaling in the aging process J Clin Immunol 29 397-405, (2009)
  8. Olivieri Age-related differences in the expression of circulating microRNAs: miR-21 as a new circulating marker of inflammaging. Mech Ageing Dev. 133(11-12):675-85( 2012)